Superconnettori: potenziare la rete delle relazioni
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Superconnettori: potenziare la rete delle relazioni

Produciamo conseguenze, generiamo relazioni. Ogni gesto, ogni azione della nostra vita è connesso a doppio legame con altri gesti, altre azioni, altre vite.

19 February 2019

Produciamo conseguenze, generiamo relazioni. Ogni gesto, ogni azione della nostra vita è connesso a doppio legame con altri gesti, altre azioni, altre vite. Pochi gradi di separazione congiungono fra loro gli elementi di questa rete. Un piccolo mondo? Sì, ma in maniera contro intuitiva è proprio la dimensione da small world a far crescere la complessità dei nostri legami.

Sul finire degli anni Sessanta, fu lo psicologo di Harvard Stanley a dare una base scientifica a questa intuizione, attestata per la prima volta in un racconto del 1929 dello scrittore ungherese Frigyes Karinthy, Láncszemek, Anelli di una catena.

Quanti passaggi ci separano da un’altra persona che non conosciamo? Con quanti passaggi, si chiedeva Frigyes Karinthy, un operaio della catena di montaggio della Ford può entrare in contatto direttamente con Henry Ford? Sei passaggi se stiamo a Milgram, che spiega: la forza di una rete è nei suoi legami deboli. Ovvero in coloro che ancora non conosciamo ma che, debitamente attivati, ci possono portare al punto in cui desideriamo arrivare.

Secondo i ricercatori dell’Università della Florida Anthony Okafor, Panos Pardalos e Michelle Ragle, infatti, in ogni piccola rete mondiale è possibile identificare almeno due caratteristiche specifiche: un alto livello di aggregazione e un basso grado di separazione. Mentre per il sociologo dell’Università della Carolina Howard Aldrich e per l’esperto di entrepreneurship del Babson College Philip Kim, ogni nodo di una piccola rete mondiale è orientato a costruire relazioni forti con altri nodi. Tuttavia, questa tendenza non esclude la possibilità per i nodi di costruire connessioni deboli con altri elementi della rete. Significa che ogni possibilità di strutturare reti, anche attraverso connessioni casuali deboli, è vincolata alla presenza di nodi forti che si attivano per strutturare nuovi legami e nuove connessioni.

Sono i superconnettori. Nella teoria delle reti, il superconnettore è un vertice verso cui confluiscono le relazioni e le interazioni esistenti. Al contempo, in sistemi di complessità emergente, nell’ambito degli studi su networking e human connection e nell’articolazione delle reti d’impresa, un superconnettore è il crocevia capace di orientare e generare sempre nuove relazioni a forte impatto sociale. Non è necessariamente il vertice, ma è inevitabilmente il centro della rete.

Poiché il nostro mondo è un flusso continuo di conseguenze che accadono in forma sempre meno lineare e sempre più complessa, gli effetti innescati diventano a loro volta retroazioni (feedback). Sono cause di altri effetti.

Nel loro Superconnectors. Stop Networking and Start Building Business Relationships that Matter (Hachette, 2018), Scott Gerber e Ryan Paugh invitano provocatoriamente a farla finita con la mentalità del «networking per il networking» in favore di un approccio più potente ed efficace da parte degli executive C-level. Le costruzioni a tavolino non funzionano più, le reti si devono reggere su base fiduciaria.

Per questo, uno degli assets principali dei superconnettori è la capacità di generare e suscitare fiducia.

Grazie al loro potere di costruire relazioni concrete, risolvere problemi e massimizzare il valore «collegando i punti ad alti livelli e causando intenzionalmente l'interazione tra mondi e comunità diverse» CEO, CFO, CTO, CMO, CIO possono diventare superconnettori naturali, capaci di incrementare esponenzialmente il proprio capitale sociale-relazionale.

Gerber e Paugh osservano che tra le principali competenze di innesco della  “superconduzione” c’è la capacità selettiva. I superconnettori sono «intermediari dell’informazione», tanto all’interno quanto all’esterno dell’organizzazione. Il loro potere deriva tanto da ciò che conoscono quanto da chi conoscono. Ma sanno scegliere. In un mondo iperconnesso, non basta più “agganciarsi a una rete”. Bisogna crearla.

In questo senso la teoria dei superconnettori (connecting with connectors) è sempre più applicata allo specifico della relationhip e del networking e nasce da una considerazione di fondo: in un mondo iperconnesso, la nostra intelligenza è sempre più peer-to-peer e connettiva. È, letteralmente, connectional intelligence.

RIFERIMENTI

Aldrich, H.E.; Kim, P.H.
Small worlds, infinite possibilities? How social networks affect entrepreneurial team formation and search Strategic Entrepreneurship Journal, vol. 1, n. 1–2 (2007), pp.147–165.

Buchanan, M.
Nexus. Small Worlds and the Groundbreaking Theory of Networks

New York, Norton and Co., 2003.

Di Fatta, D.; Caputo, F.; Evangelista, F.; Dominici. G.
Small world theory and the World Wide Web: linking small world properties and website centrality
International Journal of Markets and Business Systems, vol. 2, n. 2 (2016), pp. 126-140.

Karinthy, F.
Anelli della catena (1929)
trad. di G. Lorinczi, “Medea”, vol. III, n. 1 (2017)
http://people.unica.it/mlorinczi/files/2018/05/Karinthy-1929.pdf

Okafor, A.; Pardalos, P.;  Ragle, M.
Data mining via entropy and graph clustering
In: Data Mining in Biomedicine, New York, Springer, 2007, pp. 117-131.
https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-0-387-69319-4_7