Il Metaverso rivoluziona anche l’HR: come pianificare l’ingresso in azienda

Il Metaverso rivoluziona anche l’HR: come pianificare l’ingresso in azienda

Il limite è solo l’immaginazione quando si parla di Metaverso e, più in generale, dei mondi virtuali che rappresentano, secondo alcuni esperti, il futuro dell’interazione tra esseri umani e universo digitale.

Inserito 23 marzo 2022

Il limite è solo l’immaginazione quando si parla di Metaverso e, più in generale, dei mondi virtuali che rappresentano, secondo alcuni esperti, il futuro dell’interazione tra esseri umani e universo digitale.

Dal gaming, che ha normalizzato la possibilità di incontrarsi e interagire in ambienti virtuali, al retail, che vede i brand di moda e food creare nuove modalità per fidelizzare e coinvolgere le proprie community di consumatori, fino all’immobiliare, con la nascita di agenzie specializzate nella compravendita di immobili sul Metaverso, sono numerose le applicazioni della tecnologia nel business.

Business, ma non solo. Anche i leader HR si stanno attivando per comprendere quali potrebbero essere i benefici dell’adozione della realtà virtuale all’interno delle proprie strategie:

«Pensiamo alle attività di assessment, reskilling e upskilling che potrebbero essere del tutto rivoluzionate con l’affermazione della realtà virtuale, ma anche al potenziamento dello smart working attraverso tecnologie immersive, o ancora alla sfida per gli HR di trasformare le competenze dei gamer in skill di impatto per l’organizzazione. Gli argomenti in campo sono tanti e tutti degni di attenzione», spiega Lidio Antonello Lombardi, Head of Practice Digital - Northern Italy di Badenoch + Clark.

Vantaggi e limiti di accesso dei mondi virtuali

Intrattenimento e simulazione sono due parole chiave per entrare a pieno nei vantaggi che il Metaverso promette agli imprenditori.

L’intrattenimento nasce proprio dal mondo del gaming, che ha mostrato come gli utenti di un brand (pensiamo a Roblox) possano usare il mondo virtuale non solo per svagarsi o fare acquisti, ma anche per guadagnare, attraverso la creazione di monete virtuali, o token, che gli utenti possono acquistare, scambiare e rivendere, alla stregua di titoli.

McDonald’s, per esempio, ha lanciato un suo token che prende il nome di McRib. Lo ha regalato agli utenti che hanno compiuto alcune azioni virtuose, come condividere sui social un’iniziativa. Questi token possono acquisire valore nel tempo ed essere rivenduti dagli utenti sulle piattaforme di exchange e convertiti in valuta[1].

D’altronde, cosa c’è di più coinvolgente di un brand che permette ai suoi consumatori di divertirsi e ottenere, al contempo, un profitto dalle interazioni con l’azienda?

E poi c’è la simulazione con il Metaverso, che diventa un terreno di opportunità in campi diversi. Pensiamo alla medicina, con chirurghi in erba che potranno acquisire nuove competenze attraverso i visori per la Realtà Virtuale, o ai vantaggi a livello di business, grazie alla possibilità di testare demo sul mercato prima del lancio dei prodotti con alcuni early adopter. O ancora, come sta già sta succedendo in alcune aziende, come Nvidia[2], per fare simulazioni nel campo della logistica e ridurre così le perdite di tempo e denaro:

«I vantaggi possono essere facilmente immaginati, anche se in linea ancora teorica. Ci sono però alcuni ostacoli che i leader che si occupano di tecnologie immersive devono superare se vogliono che i loro servizi siano adottati dalla massa. Un esempio sono i costi di accesso, ancora proibitivi, dei visori, che hanno anche lo svantaggio di essere eccessivamente ingombranti e fastidiosi. E, ancora, la questione relativa alla sicurezza e alla privacy», continua Lombardi.

Strumento di potenziamento dello smart working?

Con lo smartworking abbiamo avuto modo di scoprire le opportunità, ma anche le inadeguatezze del modello di lavoro da remoto. Una delle promesse del Metaverso consiste nel potenziamento della comunicazione e della collaborazione virtuale grazie ad avatar, riunioni olografiche e ambienti virtuali.

Microsoft è già al lavoro su progetti che puntano a trasformare i meeting a distanza in un’esperienza immersiva per i partecipanti. La piattaforma dell’azienda americana, Mesh, inserita all’interno di Teams, permetterà a leader e collaboratori di incontrarsi con avatar all’interno di spazi immersivi, mentre Oculus ha già sviluppato una suite dedicata al mondo del business.

In una sua dichiarazione[3], Bill Gates ha profetizzato che, nell’arco di due o tre anni, la metà dei meeting aziendali verrà ospitata proprio nel Metaverso. Il cofondatore di Microsoft ha evidenziato che gli avatar potrebbero spingere i collaboratori più timidi a offrire più feedback durante le riunioni, vincendo la ritrosia che manifestano nel mondo analogico.

Lombardi però frena facili entusiasmi: «Non è detto che la sicurezza psicologica delle persone potrà essere rafforzata o consolidata in ambienti virtuali. Il Metaverso, come ogni tecnologia, avrà una sua reale utilità se sarà inteso dai leader come uno strumento di accompagnamento, che non sostituisce le relazioni che si stringono tra persone in un ambiente di lavoro tradizionale», sottolinea.

VR alleato per assessment e formazione

Il rafforzamento delle esperienze di collaborazione non è il solo ambito in cui esistono punti di contatto tra il mondo virtuale e lo human resources management. Esistono due campi nei quali il virtuale sta dimostrando di poter essere un valido alleato dei leader HR, ovvero l’assessment e la formazione.

Le esperienze immersive hanno infatti dimostrato di consentire una maggiore concentrazione da parte dei destinatari della formazione: rispetto, per esempio, a una sessione più tradizionale di e-learning, sono minori le possibilità di distrazione.

«In Phyd[4], la digital-venture del nostro Gruppo che consente a ciascuno di misurare il proprio livello di occupabilità e suggerisce percorsi di formazione finalizzati a colmare l’eventuale gap di competenze, abbiamo lanciato percorsi di assessment proprio sfruttando lo strumento dei visori a 360 gradi. Anche nella formazione c’è spazio: interessante a tal proposito uno studio di PWC che ha visto alcuni dipendenti sottoposti a un corso formativo in VR. Dai risultati è emerso che potenziano le proprie soft skill a una velocità quadrupla rispetto ai fruitori di corsi più tradizionali», evidenzia Lombardi.

Lo studio[5] citato da Lombardi ha messo in relazione tre diverse forme di fruizione di contenuti formativi, dalla classica in aula, all’e-learning, alla realtà virtuale. I collaboratori sottoposti alla formazione virtuale hanno dimostrato di avere maggiore fiducia nell’applicare poi le competenze acquisite nel lavoro di tutti i giorni, di essere più concentrati e più connessi emotivamente agli argomenti del training.

C’è però un rovescio della medaglia. Si è parlato molto della cosiddetta VR sickness[6], ossia la sensazione di nausea che nasce da un’esposizione troppo prolungata alla realtà virtuale, ma c’è ancora molta strada da fare per combattere il fenomeno.

Non lasciarsi cogliere impreparati

Malgrado i nodi irrisolti dei mondi virtuali, dai costi ancora troppo alti per l’accesso ai servizi, fino alla ricerca di una compliance tra la tecnologia e le policy aziendali, i leader devono lavorare oggi per non farsi cogliere impreparati in un futuro prossimo.

Un approccio equilibrato al fenomeno parte dallo studio del proprio pubblico e dei collaboratori, per comprendere quanto siano pronti a forme di lavoro, socializzazione e acquisto nei mondi virtuali. Il passo successivo è studiare le mosse dei competitor e dei brand che oggi sono pionieri del mercato (Oculus/Meta, Roblox, Nike ecc.) e offrire ruoli di ambassador a persone in azienda che hanno il compito di informarsi, organizzare meeting con esperti del settore e aggiornare i team sulle novità:

«I leader si trovano davanti a una sfida più complessa rispetto all’adozione di altre tecnologie, che sono state meno impattanti sulle forme di socialità. Per pianificare l’ingresso in questi mondi virtuali devono, innanzitutto, comprendere in che modo i loro obiettivi aziendali si sposano con la virtualità e progettare test per analizzare il grado di comfort della propria organizzazione all’interno del Metaverso», conclude Lombardi.

[1] https://nypost.com/2021/11/02/mcdonalds-enters-crypto-market-with-mcrib-nft/

[2] https://hbr.org/2022/01/how-brands-can-enter-the-metaverse

[3] https://www.cnbc.com/2021/12/09/bill-gates-metaverse-will-host-most-virtual-meetings-in-a-few-years.html

[4] https://www.phyd.com/

[5] https://www.pwc.com/us/en/tech-effect/emerging-tech/virtual-reality-study.html

[6] https://www.wired.com/story/how-to-reduce-motion-sickness-virtual-reality/

 

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